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Itinerario ceramico nelle Marche: 8 località tra storia, tradizione e attualità

In tutta la regione, sin dal Medioevo, si è diffusa una lunga tradizione legata alla lavorazione della ceramica che ha favorito lo sviluppo nelle Marche di diverse produzioni di ceramica, diffondendosi ed evolvendosi di pari passo alla scultura e alla pittura, ed ispirandosi ad esse.

Le più ricche collezioni e creazioni in ceramica sono esposte nei musei delle città che, nel corso del tempo, si sono distinte come importanti centri di produzione, tra le quali si distinguono Urbania, Pesaro, Ascoli Piceno.

Viaggiando per i piccoli borghi delle Marche, come Fratterosa, Appignano, Montottone, Ripatransone, Massignano è possibile visitare piccoli musei con collezioni di ceramiche e terrecotte e apprezzare le creazioni di numerosi artigiani che tramandano la lunga tradizione ceramica della regione.

Foto dei laborati di Fratterosa di MarcheCraft

Un viaggio ricco di storia alla scoperta della ceramica marchigiana con antiche radici su ogni territorio.

1. Urbania (PU)

La ceramica dell’antica Casteldurante (ora Urbania) vanta una tradizione plurisecolare.

Il periodo più felice per la ceramica di Urbania fu il Cinquecento. Durante la signoria dei Montefeltro e dei Della Rovere, la sua fama raggiunge ogni angolo d’Europa. Verso la metà del Cinquecento, Casteldurante insieme a Pesaro, Urbino e altri centri della provincia produce alcune tra le più belle maioliche del Rinascimento, distinguendosi in Italia per l’invenzione di decorazioni caratteristiche e per la raffinatezza del genere pittorico detto ‘istoriato’.

Nel 1631, con l’estinzione della famiglia ducale, l’arte ceramica comincia un lento e inesorabile declino ma negli anni del secondo dopoguerra Federico Melis, ceramista di origine sarda, dà un nuovo e forte impulso alla tradizione della maiolica in città, fondando botteghe e promuovendo nuovi talenti attraverso l’istituzione della scuola artigiana Arte Ceramica Metauro.

Ceramica di Casteldurante – Urbania

Museo Civico di Urbania
All’interno di Palazzo Ducale, espone una selezione di oggetti dal ‘400 al ‘700, tra cui boccali, ciotole, crespine, piastrelle. Da ricordare anche le opere dello stesso Federico Melis a cui va il merito del rilancio della ceramica a Urbania.

Museo Leonardi
La raccolta di ceramiche più completa di Urbania è quella del Museo Leonardi, che comprende numerosi esemplari della tradizione durantina dal Medioevo alle epoche recenti. La sezione ceramica illustra tecniche e stili locali dal Trecento al Novecento, esemplificati da vasi, piatti, brocche e catini, manufatti destinati al decoro architettonico, anfore e altre opere d’arte.

Studi e Laboratori

2. Pesaro

Pesaro diviene uno dei centri ceramici artisticamente più importanti e influenti già nella seconda metà del Quattrocento; molteplici documenti testimoniano una grande quantità di vasai e botteghe.

Mentre nel Settecento nascono le prime fabbriche italiane, il difficile e innovativo decoro a smalto avviene nella seconda metà dell’Ottocento grazie a Vincenzo Molaroni che, recuperando la grande tradizione rinascimentale, porta la ceramica di Pesaro a fama internazionale conquistando il mercato estero.

Alla sua scuola si distingue per capacità artistiche, conoscenze chimiche e competenze tecniche Ferruccio Mengaroni che si inserisce con talento nell’eclettica stagione del mito rinascimentale.
Uomo di singolare talento, studia e sperimenta con abilità i segreti della maiolica quattrocinquecentesca e ne riproduce anche i riflessi metallici seguendo le tecniche degli antichi ceramisti.

Ferruccio Mengaroni e la maledizione della Medusa
L’imponente Medusa che ritrae i lineamenti dell’artista è collocata nel cortile d’ingresso dei Musei Civici e rappresenta l’ultima opera di Ferruccio Mengaroni. La leggenda narra che, per riprodurre il proprio volto, l’artista si fosse servito di uno specchio che poi si ruppe. L’opera era stata realizzata per la seconda Biennale d’Arte di Monza. Mentre veniva spinta lungo la scalinata per essere collocata al primo piano di Villa Reale, la cassa che la conteneva si sbilanciò; per evitare che il tondo si distruggesse, Mengaroni le corse incontro rimanendone schiacciato: era il 13 maggio 1925.

A metà Novecento diversi artisti interpretano l’antica tradizione con originalità dando forma a una nuova stagione della ceramica pesarese.

Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro

Il museo è ospitato a palazzo Mosca, offre una sezione permanente e una dinamica dedicata a esposizioni temporanee. Uno spazio importante è dedicato alle arti applicate, tra cui emerge la prestigiosa raccolta di maioliche rinascimentali che documenta la produzione del Ducato di Urbino nel XVI secolo. Accanto alle splendide ceramiche istoriate, il pubblico può ammirare una selezione di arredi, oggetti e suppellettili di materie e tecniche diverse, realizzati tra il XVII e il XIX secolo, e sculture dal XV al XVIII secolo.

Le sale dedicate a nature morte del Sei-Settecento accolgono tra l’altro una scenografica esposizione di maioliche floreali, in particolare quelle decorate alla rosa, produzione che segna il grande successo di Pesaro in quest’arte nel Settecento.

www.pesaromusei.it

Studi e Laboratori

3. Fratte Rosa (PU)

Paesino delle Marche situato in cima ad un colle tra le Valli del Cesano e del Metauro è conosciuto soprattutto per la tradizione dei cosiddetti “cocci”, delle terrecotte dai colori unici realizzate anche oggi dagli artigiani del posto.
Il centro storico di Fratte Rosa è formato da piccole stradine, molto curate, su cui si affacciano abitazioni in mattoni rossi, da cui probabilmente deriva il nome del borgo.

All’interno del complesso di Santa Vittoria è presente anche il Museo delle Terrecotte che ha l’obiettivo di preservare la grande arte di Fratte Rosa. All’interno viene mostrato tutto il processo di produzione, dal reperimento delle materie prime, passando per la loro lavorazione, fino alla presentazione dei prodotti finiti che sbalordiscono per la varietà di forme.

I manufatti in terracotta di Fratte Rosa vengono da sempre realizzati con tecniche antiche che caratterizzano anche le produzioni dei nostri giorni. Si tratta essenzialmente di contenitori per la cottura e la conservazione del cibo dalle forme tradizionali, realizzati al tornio e caratterizzati da forme e finiture semplici, senza decori e orpelli, e da smaltature realizzate con ossidi naturali che conferiscono la tipica colorazione nero melanzana o marrone rossiccio.

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4. Ripatransone (AP)

Il borgo di Ripatransone situato su un colle a breve distanza dal Mar Adriatico, con i suoi cinque musei si configura come un centro di grande interesse artistico e culturale.

Oltre alla collezione di ceramiche esposta al piano nobile del Museo civico di Palazzo Bonomi Gera, dedica un originale e insolito museo alla terracotta e alla sua lavorazione.

Si tratta del Museo del Fischietto e del Vasaio, fondato dall’artigiano vasaio Vincenzo Peci, con l’intento di fornire una testimonianza materiale della produzione di oggetti in terracotta, in particolare fischietti, la cui origine, a Ripatransone, risale alla fine dell’Ottocento. Il museo espone 600 esemplari di fischietti in terracotta realizzati in diverse epoche.

Annessa al museo del fischietto si trova la bottega del vasaio, proprio nell’abitazione di Vincenzo Peci, nella quale sono esposti gli attrezzi da lavoro e circa 400 manufatti in terracotta.

www.visitripatransone.it

5. Montottone (FM)

Montottone è conosciuto da secoli per la lavorazione dell’argilla ed è denominato “lu paese de li coccià”. Da fonti storiche risulta che essa era già presente tra il 1200 e il 1300. Gli artigiani si tramandarono l’arte di padre in figlio.

Oggi, a continuare la tradizione, c’è una sola bottega, quella della famiglia Bozzi. La tecnica della lavorazione della terracotta è rimasta sempre, rigorosamente artigianale, con trattamento manuale dell’argilla. I pezzi unici pieni di tradizione vengono realizzati su tornio, girato col piede, e cotti nel forno dopo essere stati trattati, secondo le regole più antiche, con vernici tradizionali.

Il Museo Laboratorio

Presso la Scuola Media Statale “G. Perlasca”, è stato allestito un museo della ceramica artigianale montottonese, dove sono esposti gli oggetti di terracotta e gli strumenti utilizzati dal vasaio. Accanto ad esso è stato realizzato un laboratorio, che offre la possibilità di approfondire e sperimentare conoscenze e tecniche operative. Durante l’anno vengono ospitate numerose scolaresche per corsi di lavorazione della ceramica.

La Bottega dei Vasai Bozzi 1851 – Montottone

Fondata nel 1851, la Bottega dei Vasai della famiglia Bozzi è conosciuta nel territorio per la ricca produzione in terracotta di vasellame e manufatti. Nel territorio, sono conosciuti per la produzione di brocche per l’acqua e si dedicano anche a lavori realizzati su commissione, in particolare ornamenti architettonici in cotto o maiolica, stemmi araldici ed oggetti d’arredamento.

Oggi proseguono il lungo cammino partito dalla metà del 800 Anna Maria e Emanuele Bozzi. L’attività produttiva della bottega è affiancata alla didattica presso scuole, enti pubblici e privati, ma è aperta anche ad ospitare chi semplicemente desideri conoscere il mestiere del vasaio.

Studi e laboratori

6. Appignano (MC)

La tradizione ceramica di Appignano risale a prima del 1500 ma è nel 1557 che si ha notizia documentata del primo vasaio appignanese, tale Pasqualino Mariani di Caldarola.

I ceramisti venivano chiamati “coccià” per tradizione familiare: nascevano nella stessa casa dove altri vasai erano nati e vissuti e lavoravano nella stessa bottega dove padri e nonni avevano lavorato.
Il prodotto di punta dei ceramisti appignanesi erano le “còcce”, ciotole fatte di semplice argilla e modestamente dipinte: i colori utilizzati maggiormente erano il marrone, il nero, il verde e un giallo pallido.

Nella produzione antica fino agli anni ’50 la forma tipica della ceramica appignanese è la brocca che nel tempo si è evoluta e trasformata per forme, grandezze e colori. Accanto al vasellame rustico si lavoravano le coccette, piccole riproduzioni delle stoviglie utilizzate quotidianamente. Le coccette erano la produzione caratteristica di Appignano, insieme alle campanelle e ai fischietti.

MArC, Museo dell’Arte Ceramica di Appignano

Visitare il MArC Museo dell’Arte Ceramica di Appignano significa fare un viaggio nel mondo della ceramica del Borgo marchigiano che parte dalla storia della sua produzione millenaria e giunge fino ai nostri giorni. Il museo propone al visitatore due principali percorsi: la produzione ceramica e laterizia in età romana grazie ai reperti rinvenuti nel sito archeologico di Collina del Sole e “Le cocce de Pignà Il mistero primitivo” dove il visitatore entra nel mondo delle cocce e dei coccià un’antica tradizione che si addentra nel profondo di una communitas.

https://appignanoceramica.it

Studi e Laboratori

7. Massignano (AP)

Un piccolo tesoro culturale della comunità massignanese è il Museo fischietti, pipe e terracotta popolare, che regala ai visitatori uno sguardo sul passato di questo piccolo borgo conosciuto come il paese dei vasai (u paese d’i vasà).

La sua nascita è frutto di anni di ricerca tra collezionisti, artigiani del settore e tanta gente comune che gelosamente ha continuato a conservare questi oggetti che oggi sono privi di utilità pratica, ma che un tempo appartenevano alla quotidianità.

I manufatti del Museo sono la più viva testimonianza di un artigianato estremamente fiorente a Massignano, che vedeva impegnate decine di famiglie, tanto da far denominare una via del centro storico Borgo de’ Vasai e nella vicina frazione di Villa Santi far nascere la Contrada de’ Cocciari.

La sede museale si propone di mantenere viva la memoria del passato, ma al contempo far rinascere l’interesse intorno ad uno dei lavori artigianali tra i più creativi.

Il Museo è strutturato in due sezioni.

Nella prima, “Terracotta popolare”, sono presenti alcuni dei manufatti più diffusi e caratteristici dell’artigianato massignanese che si contraddistingueva per la semplicità delle linee e forme. Le terrecotte avevano un’evidente connotazione popolare più propensa alla praticità e a un frequente utilizzo.

Nella seconda, “Fischietti e Pipe”, troviamo esempi dell’artigianato locale e di varie regioni italiane nonché fischietti provenienti da tutto il mondo. Qui si incrociano forme e soggetti tra i più disparati in un vero festival di colore e creatività.

8. Ascoli Piceno

Nella città marchigiana, una produzione ceramica con radici antiche che vive la sua stagione migliore tra Settecento e Ottocento

I ritrovamenti effettuati in diverse zone della città e nel territorio confermano che la ceramica era prodotta ad Ascoli fin dall’epoca Picena. Ad Ascoli Piceno erano attive tra il 300 e il 500 numerose fabbriche, in cui operavano maiolicai locali oppure provenienti da città italiane e dall’estero facendo anche la lavorazione di maioliche artistiche.

Della maiolica ascolana medievale e rinascimentale, tuttavia, si conoscono solo le ‘scodelle’ (bacini ceramici) disposte a croce e sistemate sulle facciate delle chiese più antiche.

All’inizio del Seicento la lavorazione della maiolica entra in crisi e riprende alla fine del settecento per vivere la sua stagione migliore grazie a l’abate Malaspina, monaco olivetano, a dare vitalità alla produzione, avviando una fabbrica di maioliche nel Monastero di S. Angelo Magno.
La fabbrica passò di mano a vere e proprie dinastie come i Paci, che nel corso del XIX secolo introducono soggetti nuovi soprattutto dal punto di vista pittorico: i paesaggi con rovine e la rosellina ascolana.

La produzione ceramica ad Ascoli Piceno vive un momento di particolare vitalità tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, con la manifattura Matricardi, con una produzione ispirata ai paesaggi della maiolica ascolana quattrocentesca. La manifattura Matricardi chiuse nel 1935 e Nello Giovanili, valente ceramista, rilevò la fabbrica che, alla fine della seconda guerra mondiale, prese il nome di F.A.M.A.-Fabbrica Ascolana Maioliche Artistiche.

A metà degli anni Settanta, furono gli stessi artigiani che, alla chiusura della F.A.M.A.aprirono le numerose botteghe nel centro storico, in cui viene oggi portata avanti la tradizione ceramica, con decorazioni e forme ispirate allo splendore dell’arte ascolana.

Museo dell’Arte Ceramica – Ascoli Piceno

Inaugurato il 1 giugno 2007, il Museo dell’Arte Ceramica è ubicato al fianco della chiesa romanica
di San Tommaso. Nei suggestivi ambienti e nel chiostro hanno trovato posto le ricche collezioni comunali ed i preziosi manufatti concessi in deposito dalla famiglia Matricardi e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

Il museo è articolato in cinque sezioni che consentono di ripercorrere le vicende della produzione ceramica ad Ascoli Piceno, dai bacini in maiolica arcaica risalenti al XV secolo, alle produzioni dell’Otto e Novecento: vasi, piatti, urne, caffetterie, tazze realizzate dalla manifattura Paci (1808-1856), e dalla manifatture Matricardi (1920-1929) e Fama.

Nella sezione dedicata al legato di Antonio Ceci (medico e collezionista ascolano) donato nel 1920 al Comune di Ascoli, sono conservati oggetti delle manifatture di Deruta, Faenza, Montelupo, Savona e Genova. Di notevole importanza è la sezione dedicata alla serie di mattonelle dipinte dai maggiori artisti castellani Francesco e Carlo Antonio Grue e Berardino Gentili, provenienti dal convento ascolano di Sant’Angelo Magno.
Il Museo dispone di un attrezzatissimo laboratorio corredato di tornio e forni.

https://visitascoli.it

Info utili

Visita il sito del turismo della Regione Marche

 

Itinerario ceramico nelle Marche: 8 località tra storia, tradizione e attualità è stato scritto da Alberto Simoncini su #destinazionemarche blog.

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